L’Inail ha riconosciuto la rendita ai superstiti di un ex operaio riminese, morto a causa di una malattia riconducibile all’esposizione all’amianto avvenuta durante gli anni di lavoro. Il provvedimento chiude un iter di accertamento che ha confermato il nesso causale tra l’attività professionale svolta dall’uomo e la patologia che ne ha causato il decesso.
Il riconoscimento della rendita rappresenta un sostegno economico per i familiari, che potranno beneficiare dell’indennizzo previsto dalla normativa in materia di malattie professionali derivanti dall’esposizione a sostanze nocive nei luoghi di lavoro.
Il tema dell’amianto sul territorio
La vicenda riporta l’attenzione su un problema che ha interessato numerosi lavoratori del riminese impiegati in passato in settori dove l’amianto veniva utilizzato come materiale isolante o di costruzione, prima che ne fosse riconosciuta la pericolosità e ne venisse vietato l’uso in Italia nel 1992.
Le patologie collegate all’esposizione a questa sostanza, in particolare i tumori polmonari e il mesotelioma, possono manifestarsi anche a decenni di distanza dal contatto con il materiale, rendendo spesso complesso il percorso di accertamento del nesso causale tra la malattia e l’attività lavorativa svolta.
Il riconoscimento della rendita da parte dell’Inail segue un processo di verifica che tiene conto della documentazione medica e della storia lavorativa della persona, elementi necessari per stabilire la correlazione tra l’esposizione professionale e l’insorgenza della patologia.
Casi come questo continuano a emergere anche a distanza di anni dalla cessazione dell’uso dell’amianto, a testimonianza di un’eredità sanitaria che ancora oggi coinvolge lavoratori ed ex lavoratori di diversi settori produttivi presenti anche nel territorio riminese.