Confcommercio ha avanzato una richiesta formale al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: introdurre l’obbligo di chiusura dei centri commerciali per due domeniche al mese. La proposta, che riguarda anche il territorio di Rimini e provincia, punta a riequilibrare la concorrenza tra grande distribuzione organizzata e piccoli negozi di vicinato.
Il contenuto della richiesta
Secondo quanto emerso, l’associazione di categoria ritiene che l’apertura domenicale costante dei grandi centri commerciali stia progressivamente svuotando i centri storici e le vie commerciali minori, sottraendo clientela ai negozi di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare, che non possono permettersi di restare aperti con la stessa frequenza o con lo stesso personale.
La proposta di limitare le aperture domenicali a due volte al mese per la grande distribuzione nasce quindi come misura di tutela per un settore, quello del commercio tradizionale, già messo a dura prova negli ultimi anni da pandemia, aumento dei costi energetici e cambiamento delle abitudini di consumo, con una crescita costante degli acquisti online.
Il contesto riminese
Rimini e la sua provincia rappresentano un territorio particolarmente sensibile a questo tipo di dinamiche commerciali, data la forte vocazione turistica che porta a un consistente afflusso di visitatori anche nei mesi di bassa stagione, quando il flusso domenicale verso i centri commerciali può risultare determinante per i bilanci degli esercenti locali.
Una eventuale regolamentazione regionale che limitasse le aperture domenicali avrebbe quindi un impatto diretto sulle dinamiche commerciali del riminese, dove convivono grandi strutture di vendita e un tessuto diffuso di botteghe e negozi storici, spesso concentrati nei centri cittadini e nelle zone turistiche della costa.
Le prossime fasi
La richiesta di Confcommercio dovrà ora essere valutata dalla Regione Emilia-Romagna, che potrà decidere se e come intervenire sulla materia, tenendo conto degli interessi contrapposti tra grande distribuzione e commercio al dettaglio. Non sono ancora stati resi noti tempi e modalità di un’eventuale risposta da parte dell’amministrazione regionale.