A Rimini la sensazione di invecchiamento arriva molto prima che nel resto d’Italia. Secondo quanto emerso da una recente indagine sulla percezione dell’età, i riminesi iniziano a sentirsi “vecchi” già a 43 anni, ben undici anni in anticipo rispetto alla media nazionale.
Il dato, che riguarda la cosiddetta età percepita e non quella anagrafica, mette in luce un fenomeno che va oltre il semplice dato statistico e apre interrogativi sul rapporto tra ritmi di vita, benessere psicofisico e territorio.
Un dato che fa riflettere
Rimini è una città a forte vocazione turistica, con un’economia che per mesi dell’anno corre a ritmi serrati per poi rallentare bruscamente nella bassa stagione. Questo altalenarsi di periodi di intenso lavoro e momenti di stasi potrebbe incidere sulla percezione che i cittadini hanno del proprio stato di salute e della propria età.
Non è un caso che molti residenti, soprattutto chi opera nel settore turistico e della ristorazione, lamentino un senso di stanchezza precoce, legato ai carichi di lavoro stagionali e alla pressione economica che caratterizza l’intero comparto.
Le possibili cause
Gli esperti che si occupano di benessere e qualità della vita indicano diversi fattori che possono contribuire a questa percezione anticipata dell’invecchiamento: stress lavorativo, abitudini alimentari irregolari legate ai turni intensivi, scarsa attività fisica nei periodi di maggiore impegno professionale e, non ultimo, l’impatto psicologico della precarietà economica che spesso accompagna i lavori stagionali.
A questo si aggiunge un tema più ampio, che riguarda l’intero territorio romagnolo: l’invecchiamento della popolazione residente, unito a una natalità in calo, potrebbe contribuire a creare un clima sociale percepito come meno dinamico rispetto ad altre realtà italiane, influenzando indirettamente anche la percezione soggettiva dell’età.
Le implicazioni per il territorio
Il dato pone l’accento sulla necessità di politiche locali attente al benessere dei cittadini, non solo in termini di sanità pubblica ma anche di qualità del lavoro e di sostegno alle famiglie. Investire in prevenzione, promozione dell’attività fisica e supporto psicologico potrebbe aiutare a invertire questa tendenza.
Resta da capire se il fenomeno sia legato a specificità locali, come appunto la forte stagionalità turistica, o se rispecchi un trend più ampio che riguarda diverse aree costiere italiane con caratteristiche economiche simili. Un approfondimento che, secondo quanto emerso, meriterebbe ulteriori studi mirati sul territorio riminese.