Trenta mila imprese balneari italiane rischiano la chiusura. È l’allarme lanciato da Capacchione, che punta il dito contro l’incertezza normativa che da anni accompagna il destino delle concessioni demaniali marittime nel nostro Paese.
Secondo quanto denunciato, il nodo delle concessioni non riguarda soltanto gli imprenditori direttamente coinvolti, ma mette a rischio un intero comparto economico che rappresenta una delle voci più importanti del turismo italiano. Un allarme che trova particolare eco su un territorio come quello riminese, dove gli stabilimenti balneari costituiscono da decenni uno dei pilastri dell’economia locale e dell’accoglienza turistica.
Un settore in bilico
Il tema delle concessioni demaniali è al centro del dibattito pubblico da anni, legato alle direttive europee sulla concorrenza che impongono procedure di assegnazione tramite gara. Una prospettiva che, secondo gli operatori del settore, metterebbe a repentaglio migliaia di attività a conduzione familiare, spesso tramandate di generazione in generazione lungo tutto il litorale italiano, Riviera romagnola compresa.
Capacchione sottolinea come il rischio non sia soltanto economico, ma riguardi anche l’identità stessa del turismo balneare italiano, fatto di servizi, accoglienza e professionalità costruite in decenni di attività. La paura, condivisa da molti operatori, è che l’incertezza normativa scoraggi gli investimenti necessari a mantenere competitivo il settore, in un momento in cui la concorrenza di altre destinazioni turistiche internazionali si fa sempre più agguerrita.
Le ricadute sul territorio
Per una provincia come quella di Rimini, dove il turismo balneare rappresenta una delle principali fonti di reddito e occupazione stagionale, l’esito della partita sulle concessioni avrà ricadute dirette. Migliaia di famiglie del territorio vivono, direttamente o indirettamente, dell’indotto generato dagli stabilimenti: dai bagnini ai fornitori, dalla ristorazione alle strutture ricettive.
Resta ora da capire quali sviluppi avrà la vicenda a livello nazionale e quali misure verranno eventualmente messe in campo per tutelare un settore che, secondo le parole di Capacchione, rappresenta un patrimonio da difendere per il futuro del turismo italiano.