Cronaca

Truffa in banca a Rimini, l’Appello riduce il risarcimento alla cliente

Ridotto in appello il risarcimento riconosciuto a una cliente di Rimini che era rimasta vittima di una truffa bancaria. La Corte d’Appello ha parzialmente riformato la decisione emessa in primo grado, diminuendo la cifra che la banca era stata condannata a versare alla donna come ristoro del danno subito.

Il caso riguarda una vicenda di raggiro ai danni di una correntista, che si era rivolta alla giustizia dopo aver subito una sottrazione di denaro dal proprio conto. In primo grado il tribunale aveva riconosciuto le responsabilità dell’istituto di credito, condannandolo al pagamento di un indennizzo. La banca, tuttavia, aveva presentato ricorso, contestando l’entità della somma stabilita e chiedendo una revisione della pronuncia.

La decisione dei giudici

In secondo grado i giudici hanno rimodulato l’importo del risarcimento, ritenendo necessario un riesame delle responsabilità nella vicenda. Pronunce di questo tipo, frequenti nei contenziosi legati a truffe informatiche o telefoniche ai danni di correntisti, tendono spesso a valutare anche il comportamento tenuto dal cliente, chiamato a dimostrare la necessaria diligenza nella gestione dei propri strumenti di pagamento e delle credenziali di accesso ai servizi bancari online.

Nei casi di truffa che coinvolgono istituti di credito, la giurisprudenza è chiamata a bilanciare due profili: da un lato gli obblighi di sicurezza e vigilanza che gravano sulle banche nella protezione dei conti dei propri clienti, dall’altro il livello di attenzione che ciascun correntista deve mantenere di fronte a tentativi di phishing, telefonate sospette o richieste anomale di dati sensibili.

Un fenomeno in crescita

Le truffe ai danni di correntisti, spesso realizzate tramite falsi operatori bancari o messaggi ingannevoli, sono un fenomeno in costante aumento anche nel territorio riminese. Le vicende giudiziarie legate a questi episodi finiscono con sempre maggiore frequenza davanti ai tribunali, con pronunce che non sempre confermano integralmente quanto stabilito in primo grado.

La sentenza d’appello conferma comunque, pur con un importo ridotto rispetto a quanto inizialmente riconosciuto, una responsabilità in capo all’istituto di credito coinvolto nella vicenda.