Un uomo di 30 anni è stato rinviato a giudizio a Rimini con l’accusa di aver diffuso fotografie intime della ex fidanzata senza il consenso della donna. Il procedimento riguarda il reato di diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, meglio noto come revenge porn.
Secondo quanto emerso, l’imputato avrebbe condiviso materiale privato della ex compagna dopo la fine della relazione, un comportamento che integra la fattispecie prevista dall’articolo 612-ter del codice penale. La norma, introdotta nel 2019 dal cosiddetto Codice Rosso, punisce chi diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, quando ciò avviene per vendetta o per arrecare danno alla vittima dopo la fine di un rapporto sentimentale.
Un fenomeno in crescita
Il revenge porn rappresenta un fenomeno in aumento anche nel territorio riminese, legato alla diffusione crescente della condivisione di contenuti personali tramite smartphone e social network. Le pene previste dalla legge vanno da uno a sei anni di reclusione, con aggravanti se la diffusione avviene attraverso strumenti informatici o telematici, capaci di amplificare in modo rapido e incontrollabile la portata del danno subito dalla vittima.
Il processo a carico del 30enne proseguirà nelle prossime udienze, quando saranno acquisiti ulteriori elementi istruttori. Il caso si inserisce in un contesto più ampio di attenzione verso i reati legati alla violenza di genere e alla tutela della privacy digitale, temi su cui le forze dell’ordine e la magistratura riminese hanno intensificato i controlli negli ultimi anni.
Le associazioni che si occupano di sostegno alle vittime di violenza ricordano come il revenge porn possa avere conseguenze psicologiche gravi e durature per chi lo subisce, spesso aggravate dalla rapidità con cui i contenuti si diffondono online una volta pubblicati.