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Abiti usati, la raccolta in crisi: il fast fashion mette a rischio il settore

Il settore della raccolta degli abiti usati attraversa una fase difficile, e tra le cause principali figura la crescita del fast fashion, il modello di produzione tessile basato su capi economici, rinnovati rapidamente e spesso realizzati con materiali di scarsa qualità.

Il fenomeno riguarda l’intera filiera del riciclo tessile, compreso il tessuto riminese, dove cassonetti e punti di raccolta gestiti da cooperative sociali e associazioni di volontariato rappresentano da anni un canale importante sia per il recupero ambientale sia per finalità solidali.

Il problema, secondo quanto emerso dagli operatori del settore, non riguarda la quantità dei capi raccolti, che resta elevata, ma la loro qualità. I vestiti prodotti in serie dal fast fashion si deteriorano più velocemente, contengono fibre sintetiche difficili da riciclare e hanno un valore di rivendita molto più basso rispetto agli abiti realizzati con materiali tradizionali.

Le conseguenze sul territorio

Per le cooperative e le associazioni che operano localmente, questo significa dover gestire volumi crescenti di materiale con margini economici sempre più ridotti. I ricavi derivanti dalla vendita o dal riutilizzo dei capi raccolti, infatti, servono spesso a finanziare progetti sociali e attività di inserimento lavorativo per persone in difficoltà.

Un abbassamento del valore della raccolta rischia quindi di tradursi in minori risorse disponibili per queste finalità, oltre che in un aumento dei costi di smaltimento per i capi non più riutilizzabili né riciclabili.

Un problema più ampio

La questione si inserisce in un contesto più generale legato alla sostenibilità dell’industria dell’abbigliamento. Il modello del fast fashion, basato su collezioni rinnovate di continuo e prezzi molto bassi, ha moltiplicato la quantità di indumenti immessi sul mercato, ma ha anche reso più complessa la gestione del fine vita dei prodotti tessili.

Per residenti e turisti che utilizzano i contenitori per la raccolta di abiti usati presenti sul territorio, la situazione non cambia nell’immediato: il servizio continua a essere garantito. Resta però aperta, a livello locale come nazionale, la questione di come rendere più sostenibile l’intera filiera, dalla produzione fino al riciclo finale.