Cronaca

Costrinse la figlia a sposarsi in Bangladesh: processo a ottobre

Una coppia di genitori sarà processata a ottobre con l’accusa di aver costretto la figlia a sposarsi in Bangladesh contro la sua volontà. Il procedimento, fissato per il mese prossimo, riguarda una famiglia legata al territorio riminese.

Secondo quanto emerso, i due genitori avrebbero organizzato e imposto alla giovane un matrimonio nel Paese d’origine della famiglia, senza il consenso libero della ragazza. L’accusa a loro carico è quella di costrizione al matrimonio, fattispecie di reato introdotta nell’ordinamento italiano nel 2019 proprio per contrastare i matrimoni forzati e le unioni imposte con violenza, minaccia o abuso di autorità familiare.

Un fenomeno ancora sommerso

I matrimoni forzati rappresentano un fenomeno spesso difficile da far emergere, perché coinvolgono dinamiche familiari e culturali complesse, in cui le vittime faticano a denunciare per timore di ritorsioni o per il legame affettivo con i propri familiari. La normativa italiana prevede pene detentive per chi costringe una persona, con violenza o minaccia, a contrarre matrimonio o unione civile, anche quando il fatto viene commesso all’estero ma coinvolge cittadini italiani o residenti in Italia.

Il caso che approda ora in tribunale si inserisce in un contesto più ampio di attenzione crescente delle istituzioni verso questo tipo di reati, che negli ultimi anni hanno trovato maggiore spazio nelle aule di giustizia anche grazie al lavoro di associazioni e centri antiviolenza che supportano le vittime nel percorso di denuncia.

L’udienza di ottobre

Il processo a carico dei due genitori si aprirà il prossimo mese. Sarà in quella sede che verranno ricostruiti nel dettaglio i fatti contestati e le modalità con cui, secondo l’accusa, la giovane sarebbe stata indotta a contrarre il matrimonio in Bangladesh contro la propria volontà. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulla vicenda, che seguirà il consueto iter giudiziario davanti al tribunale competente.