Rimini – Magliette con il volto di Benito Mussolini, accendini con il fascio littorio, calamite e cartoline che richiamano simboli ed emblemi del regime fascista. Sono questi alcuni dei prodotti che, da tempo, compaiono tra gli scaffali di diversi negozi di souvenir lungo il litorale riminese, esposti insieme a cappellini, teli mare e altri gadget turistici destinati a residenti e visitatori.
La presenza di questo tipo di merchandising, da sempre oggetto di segnalazioni e polemiche, è tornata al centro dell’attenzione dell’amministrazione comunale, che starebbe valutando possibili strumenti per intervenire sulla vendita di questi articoli nelle attività commerciali della città.
Il nodo normativo
La questione non è semplice dal punto di vista giuridico. La vendita di oggetti con simboli fascisti si muove infatti in una zona grigia della legislazione italiana: la normativa vigente punisce l’apologia del fascismo e la propaganda con finalità di riorganizzazione del partito fascista, ma non sempre risulta applicabile in automatico alla semplice commercializzazione di gadget turistici, spesso derubricati a “oggetti da collezione” o souvenir storici.
Proprio per questo il Comune starebbe ora studiando la possibilità di intervenire attraverso regolamenti comunali legati alle attività commerciali, uno strumento che diverse amministrazioni italiane hanno già utilizzato in passato per disciplinare, se non vietare, l’esposizione e la vendita di questo tipo di merce nei negozi cittadini.
Il contesto turistico
Il tema assume un rilievo particolare per una città a forte vocazione turistica come Rimini, dove il lungomare rappresenta la vetrina principale per migliaia di visitatori italiani e stranieri durante tutta la stagione. La presenza di gadget con riferimenti al ventennio fascista, accanto ai più classici souvenir balneari, ha già in passato sollevato perplessità tra osservatori e associazioni, che vi leggono un elemento stridente con l’immagine che la città intende offrire di sé.
Non è la prima volta che il tema della vendita di souvenir di questo tipo emerge nel dibattito pubblico locale, complice anche la presenza, in altre località della riviera romagnola, di casi analoghi segnalati negli anni. La scelta di studiare una stretta normativa segnala comunque una volontà dell’amministrazione di affrontare la questione in modo strutturato, piuttosto che con interventi isolati.
Restano da chiarire i tempi e le modalità con cui l’eventuale provvedimento potrebbe essere elaborato e applicato, così come il perimetro esatto delle categorie di prodotti interessate. Il Comune non ha ancora reso note scadenze precise per l’adozione di un regolamento in materia.