Fabio Savi, uno dei membri della banda della Uno Bianca, ha inviato alcune lettere alle famiglie delle vittime degli attentati e degli omicidi compiuti dal gruppo criminale attivo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta in Emilia-Romagna, con ripercussioni anche sul territorio riminese. La notizia ha suscitato una forte reazione tra i parenti delle persone uccise, che si sono detti indignati per l’iniziativa.
Il contesto della vicenda
La banda della Uno Bianca, composta principalmente dai fratelli Savi, è responsabile di una lunga serie di rapine, agguati e omicidi che tra il 1987 e il 1994 seminarono il terrore in diverse province dell’Emilia-Romagna, comprese Rimini e i territori limitrofi. Il bilancio di quella stagione criminale fu drammatico: decine di morti e feriti tra cittadini comuni e forze dell’ordine, in un periodo che segnò profondamente la memoria collettiva della regione.
Fabio Savi, condannato per la sua partecipazione alla banda, si trova tuttora detenuto. L’iniziativa di scrivere alle famiglie delle vittime riapre ferite mai del tutto rimarginate per chi, decenni fa, ha perso un proprio caro in quella scia di violenza.
La reazione dei familiari
Le famiglie coinvolte hanno espresso il proprio disappunto per il gesto, definendosi indignate. Il ricordo delle vittime della Uno Bianca resta ancora oggi motivo di dolore per molte comunità dell’Emilia-Romagna, e ogni iniziativa legata ai responsabili di quegli eventi continua a suscitare forti reazioni emotive tra chi ha vissuto direttamente quella tragica pagina di cronaca nera.
La vicenda riporta l’attenzione su una delle pagine più buie della storia criminale italiana recente, la cui eco si è fatta sentire per anni anche nel riminese, territorio segnato da alcuni degli episodi più violenti compiuti dalla banda.