Branchi di lupi avvistati sempre più spesso in prossimità delle abitazioni nell’entroterra riminese, con gruppi composti anche da quattro o cinque esemplari che si spingono fino ai margini dei centri abitati. A denunciare la situazione è stato Marcello, esponente di Fratelli d’Italia, che ha chiesto un intervento della Regione Emilia-Romagna per affrontare il fenomeno. La proposta, tuttavia, è stata respinta dall’ente regionale.
Secondo quanto segnalato, gli avvistamenti non riguarderebbero più solo le aree boschive più isolate, ma anche zone a ridosso delle case, creando preoccupazione tra i residenti delle frazioni coinvolte. La presenza di branchi numerosi avrebbe spinto l’esponente politico a sollecitare un piano di gestione della popolazione lupina sul territorio provinciale.
Il piano bocciato
La richiesta di un piano d’azione specifico per contenere la presenza dei lupi nelle aree più vicine agli insediamenti abitativi non ha trovato accoglimento da parte della Regione. Il no regionale riapre il dibattito, già presente in diverse zone dell’Appennino emiliano-romagnolo, tra chi chiede misure di controllo della popolazione lupina e chi sottolinea la necessità di tutelare una specie protetta a livello nazionale ed europeo.
Il lupo, infatti, rientra tra le specie a protezione rigorosa secondo la normativa comunitaria, il che limita fortemente la possibilità di interventi diretti di contenimento numerico da parte delle amministrazioni locali e regionali. Questo quadro normativo rende particolarmente complesso qualsiasi piano che preveda azioni dirette sulla popolazione animale, lasciando agli enti territoriali margini ridotti di manovra, spesso limitati a misure di prevenzione come recinzioni e dissuasori per le attività di allevamento.
Il contesto territoriale
Negli ultimi anni il ritorno del lupo nelle aree appenniniche e collinari dell’Emilia-Romagna è un fenomeno documentato, legato alla ripresa naturale della specie dopo decenni di forte contrazione. La convivenza tra fauna selvatica e comunità rurali resta però un tema delicato, soprattutto nelle zone dove l’allevamento e le piccole attività agricole sono ancora diffuse.
La vicenda riaccende quindi il confronto politico sul tema, con la Regione chiamata a bilanciare le istanze di sicurezza sollevate dai territori con gli obblighi di tutela ambientale previsti dalle normative vigenti. Non sono stati resi noti, al momento, ulteriori provvedimenti o tavoli di confronto programmati tra le parti.