Cronaca

Crac societario, spariscono beni per 98mila euro: patteggia 2 anni

Si è chiuso con un patteggiamento a due anni di reclusione il procedimento penale legato al crac di una società riminese, dalle cui disponibilità sarebbero spariti beni per un valore complessivo di 98mila euro.

L’imprenditore coinvolto ha scelto la via del rito alternativo, evitando così un processo ordinario e ottenendo una riduzione della pena in cambio dell’ammissione di responsabilità. Il patteggiamento è stato accolto dal giudice, che ha fissato la condanna a due anni.

Il dissesto societario

Al centro della vicenda vi è il tracollo finanziario di un’azienda, i cui beni e le cui risorse economiche sarebbero scomparsi prima o durante la fase di crisi, a danno dei creditori e di chi aveva interessi legati all’attività. Il valore stimato degli asset sottratti o non più rintracciabili ammonta a 98mila euro.

Si tratta di una delle numerose vicende di natura fallimentare che negli ultimi anni hanno interessato il tessuto imprenditoriale della provincia di Rimini, dove le crisi aziendali, se non gestite correttamente, possono sfociare in accertamenti sulla regolarità delle operazioni compiute dagli amministratori prima della dichiarazione di insolvenza.

Il patteggiamento

La scelta del patteggiamento consente di definire il procedimento in tempi più rapidi rispetto a un dibattimento ordinario, con uno sconto di pena concordato tra accusa e difesa e successivamente ratificato dal giudice. La pena di due anni resta comunque subordinata, come da prassi, alle valutazioni sui benefici di legge eventualmente concessi.

La vicenda riporta l’attenzione sul tema della tutela dei creditori nelle procedure concorsuali, un ambito in cui gli organi della giustizia sono chiamati periodicamente a verificare la correttezza della gestione patrimoniale delle imprese in difficoltà.