La fibromialgia è entrata ufficialmente tra le patologie riconosciute nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) in Italia. Un passo che un’associazione di pazienti definisce storico e che ora chiede venga replicato anche nella Repubblica di San Marino, territorio che condivide con la provincia di Rimini un bacino di cittadini e famiglie spesso in cura tra le due realtà sanitarie.
La richiesta arriva direttamente dall’associazione che da anni si batte per il riconoscimento della malattia, una sindrome cronica caratterizzata da dolore diffuso, affaticamento persistente e disturbi del sonno, che colpisce soprattutto le donne e che per lungo tempo è stata considerata una patologia “invisibile”, difficile da diagnosticare e spesso sottovalutata anche in ambito clinico.
Cosa cambia con i Lea
L’inclusione nei Lea significa che, in Italia, i pazienti con diagnosi di fibromialgia potranno accedere a prestazioni sanitarie specifiche, esami e percorsi di cura senza dover sostenere interamente i costi a proprio carico. Un riconoscimento che per le associazioni rappresenta anche una forma di legittimazione sociale e medica di una condizione che per anni ha faticato a trovare spazio nei protocolli sanitari nazionali.
Per il territorio di Rimini, dove la vicinanza con San Marino comporta frequenti scambi di pazienti e familiari tra i due sistemi sanitari, la questione assume un rilievo particolare. Non sono rari i casi di famiglie che vivono o lavorano a cavallo del confine e che si trovano a dover gestire percorsi di cura differenti a seconda del Paese in cui risiedono.
La richiesta per San Marino
Proprio per questo l’associazione ha deciso di estendere il proprio impegno anche alla Repubblica di San Marino, sollecitando le istituzioni sanitarie del Titano a seguire l’esempio italiano e a inserire la fibromialgia tra le patologie riconosciute nel proprio sistema di assistenza. L’obiettivo dichiarato è garantire continuità di cura e uniformità di trattamento ai pazienti che vivono nell’area, evitando disparità di accesso alle terapie in base alla residenza.
Al momento non sono state rese note tempistiche o impegni formali da parte delle autorità sanmarinesi in merito alla richiesta. L’associazione continua comunque la propria attività di sensibilizzazione, ritenendo che il riconoscimento della fibromialgia debba diventare un diritto condiviso su tutto il territorio, al di là dei confini amministrativi tra Italia e San Marino.
La vicenda si inserisce in un percorso più ampio di attenzione crescente verso le malattie croniche invisibili, spesso sottodiagnosticate, e verso la necessità di garantire ai pazienti percorsi di cura omogenei indipendentemente dal luogo di residenza.