L’invaso di Ridracoli, bacino artificiale che rifornisce buona parte dell’acquedotto della Romagna, si trova a circa un terzo della propria capacità massima. Il dato, che desta preoccupazione tra gli enti gestori, ha spinto all’avvio di uno studio su possibili soluzioni alternative per far fronte a un eventuale peggioramento della situazione idrica.
La diga, situata nell’Appennino forlivese, rappresenta una delle principali fonti di approvvigionamento per i Comuni della Romagna, incluso il territorio riminese. Il livello attuale dell’invaso, sensibilmente inferiore rispetto alla norma, riporta all’attenzione pubblica il tema della gestione delle risorse idriche in una regione dove la stagione estiva comporta un forte aumento della domanda, complice anche l’afflusso turistico.
Le possibili cause
Pur senza numeri definitivi diffusi pubblicamente, il calo del livello dell’invaso viene collegato all’andamento climatico degli ultimi mesi, caratterizzato da precipitazioni inferiori alla media stagionale. Una condizione che si somma, secondo quanto emerso, a consumi che restano elevati nei periodi di maggiore affluenza turistica lungo la costa romagnola.
Gli enti preposti alla gestione della risorsa idrica stanno quindi valutando scenari alternativi per garantire la continuità del servizio, nel caso in cui la situazione non dovesse migliorare nelle prossime settimane. Tra le ipotesi al vaglio, pur non ancora definite nel dettaglio, figurerebbero interventi di razionalizzazione dei consumi e il ricorso a fonti di approvvigionamento integrative.
Le implicazioni per il territorio
La questione riguarda da vicino anche Rimini e provincia, territorio che dipende in parte dall’acquedotto della Romagna per il fabbisogno idrico di residenti e turisti. Un eventuale aggravarsi della crisi dell’invaso potrebbe tradursi in limitazioni o restrizioni nell’uso dell’acqua, specialmente nei mesi di picco della stagione estiva, quando la popolazione presente sul territorio aumenta in modo significativo per effetto del turismo.
Le autorità competenti seguono con attenzione l’evolversi della situazione, nella speranza che le prossime settimane possano portare un miglioramento delle condizioni idriche del bacino. Nel frattempo, si moltiplicano gli inviti a un uso responsabile della risorsa, in attesa di decisioni più strutturate sulle alternative allo studio.