Rimini perde pezzi importanti del suo tessuto commerciale. Negli ultimi dieci anni la provincia ha visto chiudere i battenti a 289 negozi di abbigliamento e calzature, un dato che fotografa una crisi profonda e ormai strutturale del commercio al dettaglio nel settore moda.
La provincia riminese, storicamente legata a un’offerta commerciale diffusa e capillare sul territorio, si trova oggi a fare i conti con vetrine vuote e saracinesche abbassate in centri storici e vie dello shopping che un tempo rappresentavano un punto di riferimento sia per i residenti sia per i turisti.
Le cause della crisi
Secondo quanto emerso dagli operatori del settore, le difficoltà non derivano da un unico fattore. Pesano la concorrenza dell’e-commerce, il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori e i costi crescenti di gestione delle attività fisiche, dagli affitti alle utenze.
A questi elementi, comuni a gran parte del commercio tradizionale italiano, si aggiunge però un problema specifico sollevato dai commercianti locali: la concorrenza sleale dell’abusivismo commerciale. La vendita non autorizzata di abbigliamento e calzature, spesso praticata su spiagge, strade e aree turistiche senza le licenze e gli obblighi fiscali previsti per i negozi regolari, viene indicata come un fattore che ha ulteriormente aggravato la situazione, sottraendo quote di mercato alle attività in regola.
Le implicazioni per il territorio
La chiusura di quasi 300 negozi in un decennio non rappresenta soltanto una perdita economica diretta, ma incide anche sulla vivibilità di molte zone del Riminese. Negozi chiusi significano meno presidio sociale delle strade, meno occupazione e un impoverimento dell’offerta commerciale percepita da residenti e turisti che frequentano la riviera.
Il fenomeno riguarda in particolare le attività di piccole e medie dimensioni, più esposte sia alla concorrenza online sia a quella dell’abusivismo, mentre le grandi catene e i centri commerciali sembrano mostrare maggiore tenuta.
Il tema dell’abusivismo commerciale, da tempo segnalato dalle associazioni di categoria locali, torna così al centro del dibattito sul futuro del commercio nel Riminese, in un territorio dove il turismo stagionale rappresenta una risorsa fondamentale ma anche un terreno fertile per le vendite irregolari.