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Screening colon retto, a Rimini aderisce meno di 1 su 2

Meno della metà dei riminesi che potrebbero sottoporsi allo screening per il tumore al colon retto lo fa realmente, nonostante i dati dimostrino che questo semplice esame possa ridurre fino al 33% il rischio di sviluppare la malattia. Il dato emerge dal monitoraggio dei programmi di prevenzione attivi sul territorio provinciale, rivolti alla fascia di popolazione considerata a rischio per età.

Lo screening, che consiste solitamente nella ricerca di sangue occulto nelle feci seguita, in caso di positività, da ulteriori accertamenti, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la diagnosi precoce di uno dei tumori più diffusi in Italia. Individuare la malattia nelle sue fasi iniziali, o addirittura intercettare lesioni precancerose, aumenta significativamente le possibilità di guarigione e riduce la necessità di trattamenti invasivi.

Il problema dell’adesione

Nonostante l’efficacia comprovata del test, la partecipazione ai programmi di screening nel territorio riminese resta inferiore al 50% della popolazione target. Un dato che preoccupa gli operatori sanitari, considerando che il tumore al colon retto, se diagnosticato tardivamente, presenta prognosi meno favorevoli e richiede terapie più complesse.

Le ragioni della scarsa adesione sono molteplici e spesso legate a fattori culturali: paura del risultato, imbarazzo verso un esame percepito come invasivo, sottovalutazione del rischio personale, oppure semplice disinformazione sulle modalità di svolgimento del test, che in realtà risulta semplice e non doloroso.

L’importanza della prevenzione

Gli esperti del settore sanitario sottolineano come la prevenzione rappresenti l’arma più efficace contro questa tipologia di tumore. Lo screening è generalmente gratuito e rivolto a specifiche fasce di età, con invito diretto da parte delle strutture sanitarie territoriali. Aderire al programma significa sottoporsi a un controllo periodico che può fare la differenza tra una diagnosi precoce, con alte probabilità di guarigione, e una scoperta tardiva della malattia.

Le autorità sanitarie locali continuano a promuovere campagne informative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di questi controlli, nel tentativo di colmare il divario tra chi viene invitato a partecipare e chi effettivamente si sottopone al test. L’obiettivo resta quello di aumentare progressivamente la percentuale di adesione, allineandola agli standard raccomandati dalle linee guida nazionali in materia di prevenzione oncologica.